Google Penguin, quando la lotta allo spam fa danni

Verrebbe da dire che c’è pinguino buono e pinguino cattivo. Il pinguino buono è Tux che rappresenta Linux. Il pinguino cattivo è il Penguin di Google che da Maggio sta combinando danni sul web. Dopo il Panda dell’anno scorso si sperava che il peggio fosse passato, ma Google sempre più spesso adotta delle strategie quantomeno dubbie.

La lotta allo spam è una lotta legittima e doverosa, ma allo stesso tempo è un affare molto complicato. Far distinguere cosa è buono e cosa è cattivo ad un algoritmo è complicato e richiede che venga fatto con molta attenzione perché si rischia di penalizzare chi sarebbe buono, ma che il sistema identifica come cattivo.

L’anno scorso Google Panda era destinato a sconfiggere i contenuti duplicati. Google voleva favorire i creatori di contenuti originali a scapito di aggregatori e copioni vari. Il risultato è stato l’affossamento di alcuni siti che vivevano di contenuti altrui, ma in alcuni casi creavano comunque un valore perché potevano dare un vantaggio a siti che altrimenti sarebbero stati difficilmente trovati. Discutibile, ma ormai le cose stanno così e ce ne siamo fatti una ragione. Molto meno divertente è stata l’esclusione dall’indice di diversi siti, tra cui alcuni di Altervista e anche saitfainder, situazione che si è sanata solo diversi mesi dopo facendo finta di niente.

Google Penguin vorrebbe invece colpire lo spam propriamente detto. Non si capisce bene, ma si capisce che il senso sia quello di colpire tutti quei siti che hanno link in entrata di scarsa qualità perché si presume che siano link fittizi. Nel senso che se io ho un sito e ho migliaia o milioni di link tutti uguali o perlomeno simili e che puntano a me, Penguin mi considera un furfante e mi danneggia.

Ora, sarebbe proprio questo il profilo dello spammer, ma se io ho realizzato un prodotto, tipo un tema per WordPress, e ho messo un link al sito di riferimento… Penguin mi stronca. Se io ho fatto un qualsiasi tool da incollare nelle pagine… Penguin mi stronca. E così via.

Il risultato è che chi è in questa situazione si ritrova con anni di lavoro di diffusione dei propri link, che per quanto spesso valevano poco permettevano comunque di acquisire notorietà a livello di motore di ricerca, adesso si ritrovano con la necessità di eliminarli! Se non facevano nulla era meglio! Penguin accetta bene solo link che si trovano su pagine che non sono iperottimizzate (niente keyword stuffing, niente cagate varie) come potrebbe esserlo questo post. Probabilmente l’idea è quella di avvantaggiare siti di cui si parla in giro. Peccato che nella realtà non è un criterio esattamente affidabile.

Inoltre sono saltati fuori una serie di casi eclatanti di pagine inutili in cima ai risultati, che poi Google ha prontamente “corretto” come usa fare quando i suoi sofisticati algoritmi tirano fuori cose imbarazzanti. Penguin aveva bisogno di qualche aggiustatina? Ne avranno fatto le spese dei webmaster sfortunati.

Il fatto è che Google ultimamente si sta comportando con scarso rispetto verso il web cercando di ribaltare il concetto di “qualità” che essa stessa ha contribuito a creare. Seguendo i consigli quello che si legge in giro sembra di capire che la valutazione di un sito si basa molto sui contenuti (in particolare titolo e dominio), mentre i link in entrata possono diventare pericolosi da un momento all’altro. Qualcuno ipotizza anche la possibilità di azioni volontarie atte a danneggiare siti altrui. Un disastro insomma.

E vale la pena concludere parlando di Google+. Il progetto social di Google che al momento sarebbe da bollare come semi-flop dato i numeri che fa (a parte le iscrizioni) in rapporto all’investimento fatto è la fissa di Larry Page. Si è anche ventilata la possibilità che in futuro il ranking possa essere basato pesantemente sui +1 che adesso come adesso ben pochi usano. Se così fosse potremmo assistere alla fine della qualità nelle ricerche di Google.files/files/

Un commento per “Google Penguin, quando la lotta allo spam fa danni”

Inserito: 02/08/2012 12:15

[…] Verrebbe da dire che c’è pinguino buono e pinguino cattivo. Il pinguino buono è Tux che rappresenta Linux. Il pinguino cattivo è il Penguin di Google che da Maggio sta combinando danni sul web. Dopo il Panda dell’anno scorso si sperava che il peggio fosse passato, ma Google sempre più spesso adotta delle strategie quantomeno dubbie. La lotta allo spam è una lotta legittima e doverosa, ma allo stesso tempo è un affare molto complicato. Far distinguere cosa è buono e cosa è cattivo ad un algoritmo è complicato e richiede che venga fatto con molta attenzione perché si rischia di penalizzare chi sarebbe buono, ma che il sistema identifica come cattivo. […] Leggi l'articolo completo su Webnology […]

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