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Psicoreato in agguato

Chi ha letto 1984 di George Orwell ha ben presente il concetto di “psicoreato”. Si tratta di un reato che non viene commesso, ma solo pensato. Magari non è neanche un intento di compiere un’azione, ma solo un idea, o un pensiero. Nel racconto il Grande Fratello (non il Big Brother televisivo) usa lo psicoreato per tenere a freno ogni qualsivoglia tendenza di opposizione al pensiero ufficiale.

Nel mondo reale “psicoreato” si legge “reato d’opinione” e, tornando dalle vacanze natalizie post attentato a Berlusconi, mi trovo a leggere alcune cose preoccupanti.

Se l’11 Settembre americano è stato causato a Al-Qaida allora il 13 Dicembre italiano è stato causato da Facebook. Almeno secondo i nostri parlamentari. Dopo la proposta del Ministro degli Interni Maroni di stringere la cinghia addrittura con decreto (cioè con un requisito di urgenza), immediatamente ritirata visto l’esagerazione della cosa, altre proposte più “democratiche” si stanno facendo avanti. Giusto per riepilogare e ricordare: Silvio Berlusconi è stato colpito da Massimo Tartaglia perché lo odiava, e non perché era iscritto ad uno dei gruppi su Facebook.

Torniamo all’attualità. L’on. Raffaele Lauro,  il senatore campano del PDL ex prefetto, sta per presentare una geniale proposta di legge, già sottoscritta da cinquanta (cinquanta!) senatori che prevede che “Chiunque, comunicando con più persone in qualsiasi forma, istiga a commettere uno o più tra i delitti contro la vita e l’incolumità della persona, è punito, per il solo fatto dell’istigazione, con la reclusione da 3 a 12 anni. La stessa pena si applica a chiunque pubblicamente fa l’apologia di uno o più fra i delitti indicati. Se il fatto è commesso avvalendosi di comunicazione telefonica o telematica, la pena è aumentata”.

Volendo trovare il classico inganno alla legge si potrebbe sostenere che se istigassi alla violenza una sola persona e questa ne istigasse un’altra non sarei punibile 😀  Tornando seri vuol dire che se su Internet scrivo “10, 100, 1000 Tartaglia” allora dovrei essere punito. Se Google lo indicizza allora dovrebbe essere punito anch’esso in quanto editore (se la sentenza sul caso YouTube sarà effettivamente quella). E non con un’ammenda, ma fino a 12 anni di carcere (Beppe Grillo e Antonio di Pietro preparatevi, per non parlare dei romani e del loro “ma va a mori’ ammazzato”.

A parte la non proporzionalità della pena (per esempio il furto, reato odioso, ma materiale, piaga dei tempi moderni, ma anche passati, è punito con un massimo di 3 anni escluse le aggravanti) direi che è una stronzata. Se “istigazione” vuol dire “esprimere la propria opinione” allora siamo tutti punibili e lo psicoreato è servito. In teoria tutti i partecipanti a un gruppo su Facebook potrebbero essere reclusi e di conseguenza sarebbe una norma inappicabile e sarebbe usata solo per i casi fastidiosi.

Insomma, siamo alle solite. Politici che in nome della “legalità” propongono delle boiate originate sulla base della loro cinquantenaria esperienza di vita che non comprende la realtà odierna e in difesa del loro status quo a danno della libertà di espressione e di pensiero. La Cina e l’Iran sono gli esempi migliori di dove si può arrivare percorrendo questa strada.files/files/

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