E se il futuro di tutta Internet fosse Facebook?

La notizia di oggi è che per la prima volta l’homepage di Facebook è stato più visitata di quella di Google per un’intera settimana.

Facciamo allora finta di avere il dono della preveggenza e scrutiamo il futuro attraverso la nostra sfera di plasma. Cosa vedremmo? Lasciamo da parte i soliti problemi dell’umanità e volgiamo lo sguardo verso Internet. E se ad un certo punto diventasse tutti Facebook?

Oggi sentiamo spesso confondere i termini Internet e Web. Il primo è un’infrastruttura, il secondo è un servizio che la utilizza, ma oltre al Web ce ne sono molti altri: c’è l’eMail, c’è Messenger… Ma se in questo ipotetico futuro ai due termini si aggiungesse Facebook? Se si usasse Facebook al posto delle eMail, si leggesse il giornale su Facebook, si facesse acquisti su Facebook. si giocasse su Facebook, a cosa servirebbe tutto il resto della rete, a parte forse i film in streaming? Le persone comuni non avrebbero motivo di affrontare il variopinto mondo dei siti quando potrebbero utilizzare l’interfaccia semplice, lineare e omologata di Facebook.

Che mondo triste 🙁

Sarebbe una sorta di Televisione 2.0. Interattiva, certo, ma predigerita e resa facile da comprendere perché sempre uguale e di facile comprensione per chi non è in grado di attivare almeno due neuroni alla volta. La vita su Internet sarebbe la condivisione delle proprie esperienze di vita reale sottoforma di aggiornamenti, fotografie, video, mentre si osserva quella degli altri e si leggono due notizie sportive sull’ennesimo scudetto perso dall’Inter.

Ma noi non siamo Nostradamus, almeno io non lo sono, e dovremo aspettare qualche anno per vedere cosa accadrà realmente. Ma è davvero tanto inverosimile?files/files/

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I Maya lo sapevano: nel 2012 fine del mondo causa fine IPv4

I Maya e l'IPv4Piano piano ci stiamo avvicinando alla fatidica data: il 21 Dicembre 2012. Sarà la fine del mondo? Comincerà una nuova era di pace e amore? Diventerò Presidente del Consiglio? Chi lo sa, ma piano piano la data si avvicina e i segni sono sempre più evidenti.

Ultimo, in tempo cronologico, è un chiaro e palese avviso proveniente dalla dimensione parallela degli ingegneri. I nostri eroi ci avvisano che un grave ed enorme problema ci sta arrivando addosso, peggio dell’asteroide Apophis e peggio dell’influenza suina, nonché peggio del famigerato Millennium Bug.

Ricordiamo per chi è nato da meno di 16 anni chi o cosa era il Millennium Bug. Gli archeologi a riguardo hanno due ipotesi. La prima è che il Millennium Bug fosse in realtà Windows Millennium, il sistema operativo creato solo per verificare gli effetti sociali di un sistema affetto da innumerevoli bug. L’altra metà degli archeologi sostiene che il Millennium Bug fosse un problema legato a vecchi sistemi che codificavano l’anno su due sole cifre per cui il 1° Gennaio 2000 era uguale identico al 1° Gennaio 1900. In ogni caso non è successo nulla, ma questo non può certo farci fare sonni tranquilli.

Dicevamo del messaggio del mondo parallelo degli ingegneri: nel 2012 finirianno gli indirizzi IPv4. Oltre 4 miliardi di indirizzi a disposizione che per colpa della Cina e dell’India si stanno rapidamente esaurendo. Appena finiranno accadrà un cataclisma di dimensioni bibliche: Internet si bloccherà all’istante e di conseguenza tutti i servizi ad esso legati, dalle banche, al blog di una squadra di pulcini, a Facebook, a Echelon. Tutto. Spento. Non so se avete mai visto Fuga da Los Angeles, quando alla fine Jena Plissken spegne il mondo con un telecomando, ecco una cosa del genere. Tremenda. Tremendissima.

E dire che i Maya lo sapevano. Anche Nostradamus lo sapeva. Anche Frate Indovino lo sapeva. E nessuno ha fatto nulla. Qualcuno ha avanzato l’ipotesi IPv6, ma nessuno ci ha creduto.

Sfruttate quindi questi ultimi mesi rimasti a questo mondo ipertecnologico, fatto iPad, iPod, iCoso [eudemonico, poi ricambia il link, grazie ndSaitfainder]. Insomma fatevi un’amante, compratevi una moquette, anche in oro zecchino, un asciugamano di Luì Viton, ma siate felici. Voi ci state tanto a cuore, ve lo dice il. [cit. necessaria]files/files/

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La nuova tassa a favore della SIAE

L’Italia non è sempre il paese all’avanguardia nei campi tecnici e scientifici. E’ invece un paese che finisce per essere imitato quando c’è da inventare qualcosa di nuovo in ambito tributario. Parliamo di diritto d’autore e in particolare di “equo compenso”. Continua a leggere »

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Cyberwar, la nuova frontiera dell'imbecillità umana

Da sempre l’uomo si è distinto dagli altri animali per la capacità di farsi la guerra. Chissà perché il disegno intelligente della natura ha avuto questa brillante idea di dotarci dell’intelligenza quando poi la usiamo per ammazzarci, o, quando va bene, per combattere gli altri senza causarne la morte. Ogni epoca, in base alle sue capacità tecnologica, ha ideato dei modi per farsi la guerra: piccoli eserciti o grandi eserciti dotati di pietre, mazze, spade, archi, lance, cannoni, fucili, pistole, carri armati, aerei, bombe, razzi, missili, armi nucleari… Tipicamente le invenzioni trovavano sempre una loro applicazione bellica.

La nostra era non è esente da guerre e il Nobel per la Pace Barak Obama porta avanti le sue in Afghanistan e in Irak, volgendo lo sguardo anche verso lo Yemen e l’Iran. Ma in Webnology parliamo sopratutto di un altro possibile candidato al nobel per la pace: Internet. Internet è la nuova frontiera di una guerra. Anche se meno cruenta del solito è possibile compararla almeno ad una guerra tra spie che se non ammazza nessuno (ma in fondo non è detto), è almeno causa di scelte politiche importanti.

Negli ultimi tempi è in voga, da parte di una sedicente “Iranian Cyber Army”, l’attacco verso alcuni grandi siti web. A dicembre si sono rivolti contro Twitter, l’altro giorno contro Baidu, manipolando i DNS hanno portato gli ignari navigatori su una loro pagina.

Sempre per rimanere in Cina è notizia che Google ha deciso di lasciar perdere la sua strategia accomodante nei confronti del governo cinese e di evitare in futuro la censura di determinati contenuti. Questo in risposta a recenti attacchi informatici subiti dalla compagnia americana. Insomma, subito dopo un attacco c’è la ritorsione. Google ammette che potrebbe perdere parte del mercato cinese, staremo a vedere.

Tutto questo per dire che il mondo è alle solite. Diecimila anni di guerre, di omicidi, di sopprusi e ingiustizie non hanno portato a nulla. Evidentemente la selezione non funziona come vorremmo, ma premia gli individui più aggressivi. Che palle.files/files/

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Investiamo 800 milioni di euro

Si sa che in tempo di crisi bisogna stringere la cinghia e usare i fondi a disposizione in modo oculato per dare uno stimolo alle aziende. Si sa che in Italia mancano tante cose per cui se decidi di stanziare 800 milioni per lo sviluppo è una cosa buona. Finché non bisogna decidere dove usare questi soldi…

Il CIPE, un organismo di governo, ha deciso che il sud d’Italia ha più bisogno di sistemare le sue strade che non tutta l’Italia della banda larga. Più strade al sud miglioreranno il paese? Bho vedremo. Ho qualche dubbio però.

E chi dice che tanto solo il 50% degli italiani usa la rete? Bhe, se non avessero costruito le strade asfaltate perché tanto la maggior parte di persone usava ancora il cavallo e poi l’automobile saremmo ancora fermi a inizi ‘900.files/files/

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Geocities ci saluta, ma sarà conservato in una teca di vetro

Geocities è uno storico servizio di hosting gratuito. Nato nel lontano 1994 come Beverly Hills Internet (BHI) ha avuto un’impostazione originale catalogando i siti in “quartieri” e puntando molto sul concetto di community. Geocities ha raggiunto il suo apice a fine 1998 quando ogni azione valeva oltre 100 dollari ed era il terzo sito web più visitato al mondo.

A inizio 1999 Yahoo! acquisì la società decretandone il declino. Un primo duro colpo fu quello di tentare di imporre un regolamento con cui i contenuti degli utenti diventavano proprietà di Yahoo!. L’atteggiamento poco amichevole di Yahoo! nel gestire la cosa svuotò di fascino il marchio Geocities e i vari webmaster cominciarono a migrare verso nuovi hosting. Si eliminò anche l’inutile, ma simpatico, sistema a quartieri. Capendo che non era economicamente remunerativo si cominciò una politica che doveva portare i webmaster ad utilizzare la piattaforma a pagamento di Yahoo!, ma il tentativo non ebbe grande successo e Geocities è pian piano finito nel dimenticatoio.

I vertici di Y! se ne ricordarono soltanto alcuni mesì fa, ad Aprile. In un’ottica di risparmio si decise di staccare la spina. Dal 23 Aprile 2009 è impossibile registrare nuovi account e il 26 Ottobre il tutto è stato oscurato. A differenza con quanto successo con Tripod di Lycos non si è nemmeno tentato di vendere Geocities a qualcun’altro. Questo la dice lunga su quanto volevano bene a Geocities.

Esistono però nel mondo tante persone che hanno a cuore la conservazione delle cose, non perché abbiamo un valore commerciale, ma perché rappresentano un oggetto storico da conservare per chi verrà dopo di noi.  Sono così nati diversi progetti. Oltre al solito Archive.org che si è fatto avanti con un proprio progetto, è da segnalare anche l’iniziativa di Jason Scott. Delle teche di vetro che conserveranno Geocities per il futuro.

Jason Scott si è poi sfogato contro lo staff di Yahoo!, lamentando un’assoluta non-collaborazione, tanto da cominciare a odiare Yahoo dal profondo del cuore. Come dargli torto? Ma come abbiamo visto Yahoo ha sempre trattato Geocities come un estraneo, non salutando neanche quando lo ha accompagnato all’uscita, verso il paradiso dei siti web.files/files/

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Sempre più italiani usano Internet

E’ stato pubblicato un interessante ricerca da parte dell'”Osservatorio Contenuti Digitali” che descrive come si stia evolvendo l’uso di Internet in Italia.

La prima considerazione che fa la ricerca è che sempre più persone utilizzano Internet. L’incremento rispetto all’anno passato è di circa il 2%. Rimane però un buon 55% delle popolazione sopra i 14 anni che o non usa affatto la rete o la usa pochissimo. In questo profilo rientrano persone con una scarsa o bassa propensione alla cultura e che sono scarsamente attratti dalla tecnologia. L’insieme di queste due caratteristiche li porta ad essere ai margini del mondo dinamico e stimolante della rete, non perché obbligati, ma per propria scelta.

Un buon 15% rappresenta invece una categoria che usa Internet, ma per motivi scarsamente culturali. Utilizzano quei servizi che permettono di interagire che altre persone, ma non approfittano della rete per aumentare il loro livello di conoscenze e quindi non vanno a visitare siti con contenuti di qualità.

Rimane quindi un 30% di persone che sono intellettualmente attivi e che si dividono tra chi è patito di tecnologie e chi le usa solo perché deve.

Le percentuali cambiano molto se si guarda solo la popolazione under-24, che, cresciuta circondata da tecnologie, è quella che la usa meglio. In questa fascia d’età c’è anche una presenza femminile che supera quella maschile e i due generi utilizzano anche servizi diversi.

Il link in alto vi porta direttamente sulla pagina dell’Osservatorio da cui accedere direttamente ai dati risultanti dallo studio.files/files/

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Microsoft + Yahoo! = Microhoo, la fusione è servita

Una storia durata un anno e mezzo si è conclusa nell’unico modo che rende veramente contente entrambe le parti. Microsoft e Yahoo! trovano finalmente l’accordo che tanto cercavano per impensierire almeno un po’ Google. Cosa puo’ cambiare per noi poveri utenti? Continua a leggere »

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Internet Explorer ha perso l'esclusiva su Windows 7

Dopo almeno un decennio di denunce, processi, assoluzioni e tanto bla bla, finalmente Internet Explorer non sarà più il browser preinstallato e predefinito di Windows. Microsoft, dopo le scottature precedenti, ha deciso di seguire alla lettera le indicazioni della Comunità Europea. Continua a leggere »

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Pensionato infuriato uccide il PC con la pistola

E’ troppo bella per non essere riportata la notizia che riguarda un 68enne pensionato di Cavasso Nuovo in provincia di Pordenone che, malgrado la sua passione per l’informatica, non ha resistito e ha sparato con la sua calibro 22 all’ennesimo blocco.

Ora non vorrei fare della facile ironia tentando di indovinare il sistema operativo che potrebbe essere installato sulla macchina, ma vorrei esprimere tutta la mia solidarietà al povero calcolatore ucciso. Magari il primo proiettile ha colpito direttamente il processore e non ha sofferto. Oppure ha colpito di stricio la scheda madre causando atroci sofferenze.

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